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Sovente si sente ripetere che i detti ed i proverbi sono la sapienza del genere umano.
Attraverso i proverbi si evince la saggezza del popolo. Si tratta, semplicemente, di modi di dire elaborati dalla mente umana e riconducibili ad ogni momento della vita dell'uomo: dalla nascita alla morte, al sentimento religioso, al matrimonio, al lavoro, al denaro, al tempo ed altri ancora.

Sono la testimonianza di una civiltà contadina ormai scomparsa. Una civiltà che ci appartiene e che è importante non dimenticare.

Rispolverare i detti popolari è utile per riscoprire i valori culturali che essi conservano nel tempo, la cui efficacia è ancora attuale.

Un grazie, pertanto ad Agostino Marchetti che ci offre questa collezione di oltre 600 detti popolari, raccolti in questi anni dalle testimonianze verbali, dialettali degli anziani del suo paese e che nel presente volumetto sono tradotti in lingua italiana.
Sono pure contemplati detti caratteristici che sono tipici di diverse località del territorio nazionale.

Ivo Rondanini

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Nella nostra società dove la comunicazione scritta sta scomparendo e le tradizioni si dimenticano facilmente, ben venga una seconda raccolta di "seicento" detti popolari di varie regioni e paesi.

I detti possono apparire banali, ma così non sono, in quanto stigmatizzano importanti momenti di vita comune.

Spesso nel quotidiano li pronunciavamo per rendere incisivo il concetto o l'affermazione che stavamo esprimendo.

Ringraziamo l'autore Agostino Marchetti, nato come moderno centauro motociclista, la cui vita è stata segnata da avversità e sofferenze interiori che hanno plasmato il carattere, maturando in lui la volontà di raccogliere e tramandare attraverso queste pubblicazioni, i detti tradizionali coniati nel tempo dalle genti che ci hanno preceduto nel cammino della vita.

Sono "perle di saggezza d'altri tempi", ma sempre così attuali; tutti ne dovremmo far buon uso nella società degli anni duemila, in cui l'individualità del singolo e lìegoismo imperano.

Grazie per l'impegno profuso, accetti l'autore, un forte sostegno per il completamento della collana sui "detti popolari".

Carla Cicilia Grassi Franceschi

 

 

 

3 Le salite e i suoi campioni

Un pilota alla volta, impegnato contro tutti gli altri in una gara di velocità pura, dove però i tratti in curva, più lenti, prevalgono nettamente su quelli in rettilineo.Su questo apparente paradosso si basa buona parte del grande fascino che la “Salita” esercita sugli appassionati.
Ma la spiegazione è forse più semplice di quanto di possa immaginare. Perché “dare il gas sul dritto” non è poi molto complicato. Ma andare forte in curva, guadagnando ogni volta frazioni di secondo sugli avversari, è la parte più difficile dell’andare in moto. In una competizione dove la bravura del pilota e l’agilità del mezzo sono ancora elementi fondamentali, anche di fronte alla potenza massima di altri.

La Velocità in salita è una sorta di grande contenitore, capace di mettere insieme passione, ardimento, resistenza alla fatica, immaginazione e fantasia (perché è difficile ricordare tutte le curve…). Una specialità che riunisce insieme moto moderne e di qualche anno indietro, piloti giovani e più maturi, mezzi costosi ed altri più a buon mercato. Non solo alla ricerca spasmodica della vittoria, ma anche alla soddisfazione di esserci e al piacere di andare (molto veloci…) in moto.

Il tutto in una storia fatta di tanti alti e bassi che si inseguono nel tempo.

Ma dove anche qui il progresso ha preso la sostanza di una nuova, importante, sensibilità per la sicurezza. E’ sicuramente bello correre dietro all’idea romantica di cavalieri senza paura che sfidano l’impossibile, ma in realtà non è nemmeno pensabile di potere trascurare la sicurezza dei piloti in gara.
Ecco perché anche in questo caso la Federazione Motociclistica Italiana esige da tutti il rispetto di norme severe: agli Organizzatori che si dedicano al calendario agonistico; ai piloti che lo animano. Ecco perché alcune “salite” celebri sono rimaste ormai soltanto nella memoria dei tempi eroici, mentre altre godono ancora oggi di salute invidiabile.
La “tipologia” della velocità in salita risale ai primissimi tempi delle gare in moto. E lo spirito è rimasto da allora sostanzialmente invariato. Così come, forse, l’essenza del divertimento, del brivido che prende i piloti, dell’adrenalina che genera in loro e negli spettatori.

Ben venga, allora, chi decide di dedicare tempo e risorse a conservare la memoria di queste gare e a generare per esse nuova passione.

Complimenti all’autore per la scelta, dunque, e buona lettura a tutti Voi.

Paolo Sesti
Presidente
Federazione Motociclistica Italiana

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